Sociologo, epistemologo e filosofo del linguaggio,
Davide Sparti è attualmente docente presso l’Università di Siena.
La sua attività scientifica si è contraddistinta nel tempo per una notevole ampiezza di interessi: dalla filosofia del linguaggio di Wittgenstein all’epistemologia delle scienze sociali, passando per il confronto con autori quali Donald Davidson, Stanley Cavell, Michel Foucault;
nei suoi studi si può rintracciare tra l’altro una attenzione particolare per gli sviluppi attuali delle teorie del soggetto e del riconoscimento, tra analisi filosofica e modelli di interpretazione sociale, e per quell’ampio complesso di problemi e discipline che ruotano intorno alla tematica del multiculturalismo (è tra l’altro cofondatore e condirettore della rivista Studi Culturali).
Negli ultimi anni ha intensificato la sua attività di studioso del fenomeno storico della musica afroamericana, con un impegno a definirne la specificità della pratica dell'improvvisazione con una prospettiva ad ampio spettro che considera il jazz una forma di vita.
Tre le sue monografie sull’argomento:
Suoni inauditi. L’improvvisazione nel jazz e nella vita quotidiana (Il Mulino)
Musica in nero. Il campo discorsivo del jazz (Bollati Boringhieri)
infine il suo nuovo lavoro, appena edito: Il corpo sonoro. Oralità e scrittura nel jazz (Il Mulino)