Presentazione
Per Herbert Greenleaf, magnate americano proprietario di una catena di cantieri navali dal nome significativo (Foglioverde), il jazz è solo rumore, un rumore insolente. Per suo figlio Dickie invece è il simbolo di uno stile di vita, una vita che verrà stroncata dal talento di Tom Ripley. Scritto da Patricia Highsmith e portato sullo schermo da Anthony Minghella, “Il talento di Mr. Ripley” è un libro, e un film, che getta sul jazz una luce insolita e inquietante. Il Festival “An Insolent Noise” che si tiene a Pisa cercherà di verificare se il jazz ha ancora lo spirito eversivo delle origini, ormai reso innocuo dal business della nostalgia o inglobato dalle istituzioni: le prime generazioni di improvvisatori, i noisemakers - parola che ricorda i nostri intonarumori futuristi - incontrano una nuova generazione di musicisti cresciuti nell'era della musica digitale.
AN ISOLENT NOISE 2009 /
CHICAGO EDITION
Con il sottotitolo dedicato alla metropoli dell'Illinois, An Insolent Noise presenta l'edizione 2009 centrata sull'incontro tra la Association for the Advancement of Creative Musicians (AACM) di Chicago e i giovani collettivi italiani dell'area jazz/musica improvvisata. Fondata nel 1965 da un nucleo che comprendeva Muhal Richard Abrams e Donald Rafael Garrett, la AACM è diventata un punto di riferimento mondiale per le sue esperienze musicali – ricordiamo, tra i più importanti musicisti e gruppi che ne hanno fatto parte, l'Art Ensemble of Chicago, Leo Smith, Anthony Braxton, Henry Threadgill e George Lewis – e per la sua impostazione comunitaria, basata sulla educazione dei giovani, sul lavoro nelle scuole, sulla collaborazione tra artisti di varie discipline.
Seguendo il modello della AACM analoghe associazioni autogestite di musicisti sono sorte in USA e in Europa, e oggi anche nel nostro paese ci sono gruppi di musicisti che hanno deciso di riprendere in mano direttamente il controllo della loro musica, promuovendola con un intenso uso delle reti e delle nuove tecnologie.
L'AACM si presenta con quattro concerti: il solo della flautista Nicole Mitchell, il trio del sassofonista tenore Fred Anderson, il gruppo Quazar 1 di Douglas Ewart e il Great Black Music Ensemble al completo, in una produzione originale dedicata proprio ad Anderson.
La Mitchell è oggi una delle voci più originali della musica afroamericana contemporanea, capace di operare in contesti molto diversi ed oggi in un momento di vulcanica attività con i suoi ensemble, l'Indigo Trio, il Black Earth Ensemble e i Black Earth Strings. Douglas Ewart ritorna a Pisa dopo essere stato una delle presenze caratterizzanti della Rassegna Internazionale del Jazz tenutasi tra il 1976 e il 1983; in questo lungo lasso di tempo è diventato una delle figure guida della AACM, elaborando la propria musica attraverso un intenso lavoro nella comunità, esperienze didattiche e artistiche che vanno dalla costruzione di strumenti “poveri” alla musica elettronica interattiva. Fred Anderson è uno dei numi tutelari della free music a Chicago anche per la sua tenacia nel tenere aperto, attraverso recessioni e crisi, lo storico club Velvet Lounge, ma soprattutto per la qualità della sua musica in cui si odono gli echi dei grandi tenoristi della sua città di adozione, da Gene Ammons a John Gilmore. Il concerto di Pisa in cui Anderson si esibisce come ospite del Great Black Music Ensemble è una produzione originale in prima mondiale e fa parte delle manifestazioni in cui per tutto l'anno 2009 si sono celebrati gli ottant'anni del grande sassofonista.
Quattro anche le proposte europee: tre gruppi italiani scelti dal Festival per rappresentare la nuova realtà musicale del nostro paese: Congregation di Riccardo Pittau, con Francesco Cusa alla batteria e l'originale chitarra sarda modificata di Paolo Angeli; il quartetto Eco d'Alberi, che dopo essersi esibito con successo in festival internazionali del calibro di Konfrontationen (Nickelsdorf), Vision (New York), Uncool (Poschiavo) e Taktlos (Zurigo) avrà a Pisa la prima uscita ufficiale italiana; il poderoso sestetto Orange Room, guidato da Beppe Scardino, e la musica al di là dei generi, influenzata tanto da Derek Bailey e Cecil Taylor quanto da John Cage e Giacinto Scelsi, della contrabbassista e vocalist francese Joëlle Léandre: insieme alla Mitchell e alle musiciste di Chicago una rappresentante della sempre più significativa presenza delle donne nel jazz e nella musica improvvisata.
Ma queste eccezionali presenze internazionali non si limiteranno a presentare la propria musica in concerti separati, sia pure vicini: nelle giornate di Venerdì 30 Ottobre e Domenica 1 Novembre infatti gli ospiti americani e i musicisti italiani si incontreranno per suonare insieme in set in parte strutturati e in parte totalmente improvvisati, portando di fronte al pubblico il loro dialogo musicale e la ricerca di un linguaggio comune: l'improvvisazione è infatti una pratica artistica tendenzialmente democratica e aperta, in cui l'individuo sviluppa e rafforza la sua voce nell'ambito di un collettivo, in cui ascoltare gli altri è importante quanto suonare il proprio strumento.
Completano il già ricco programma sostanziosi eventi collaterali: proiezione di documentari e film d'arte, presentazioni di libri e conversazioni sulla Storia del Jazz, e nei giorni del festival due incontri importanti: un colloquio pubblico con Fred Anderson sulla sua storia e sul jazz a Chicago, e un incontro dei collettivi italiani con i musicisti della AACM e in particolare con Douglas Ewart, ex presidente della Associazione. A questo incontro, che integra e completa quello musicale realizzato sul palco rafforzando l'elemento caratterizzante del programma del festival, prenderanno parte delegazioni rappresentative dei collettivi e associazioni Bassesfere (Bologna), Casa del Popolo (Lodi), El Gallo Rojo (Venezia), Iato (Roma), Improvvisatore Involontario (Catania).
Per aver potuto realizzare questo complesso programma ringraziamo la Amministrazione Comunale di Pisa, ed in particolare l'Assessore alla Cultura Silvia Panichi; la Regione Toscana, ed in particolare la Consigliera Fabiana Angiolini; l'Università di Pisa, in particolare la FacoltRà di Lettere, gli amici Alberto Gabbrielli e Daniela Meucci di Arsenale Cinema, gli organi direttivi e il personale del Teatro di Pisa, e gli organi della Società Navicelli. Il festival non avrebbe potuto aver luogo in questa forma senza il contributo decisivo di Nicole Mitchell dell'AACM e Daniel Melnick del Chicago Jazz Institute. Lo staff di An Insolent Noise, composto da Antonio Pellicori, Alessandro Baris e il sottoscritto, ringrazia infine Promorama, Hotel Victoria, Caracol e lo Studio Flu, per la collaborazione di altissimo livello professionale e di grande partecipazione all'avventura del Festival.
Francesco Martinelli
(Direttore Artistico An Insolent Noise)